martedì 5 novembre 2013

Basi di Fluidodinamica


Grandezze Interessanti 

Nell'ambito della Fluidodinamica si considerano grandezze Fisiche di particolare interesse, rappresentate da Campi Vettoriali e Scalari nello Spazio 3D con dipendenza dal tempo 

Alcune di queste grandezze sono 
  • Campo di Velocità del Fluido (Campo Vettoriale)
    $ \vec u(\vec x, t) $
  • Campo di Pressione del Fluido (Campo Scalare)
    $ P(\vec x, t) $
  • Campo di Densità del Fluido (Campo Scalare)
    $ \rho(\vec x, t) $ 

Moto di una Singola Particella 

Consideriamo una Singola Particella del Fluido. 
In un dato istante essa occuperà una ben definita posizione per cui sarà univocamente determinata dal vettore $ (\vec x, t) $ rappresentabile anche come una curva parametrica, dipendente dal tempo, che indica la traiettoria della Particella stessa $ \vec x(t) $ 

Velocità 

La Velocità della Particella in un dato istante equivale a quella del Campo di Velocità del Fluido, in quella specifica posizione in quel momento, e quindi 
$$ \frac{d}{dt} \mathbf{x(t)}  = \mathbf{u} (\mathbf{x}, t) $$ 

Lo spostamento che effettuerà la Particella in quell'istante, determinato dalla sua velocità istantanea, sarà quindi pari a 
$$ \delta \mathbf{x} = \mathbf{u}(\mathbf{x}, t) \delta t $$ 


Accelerazione 

L'Accelerazione Istantanea a cui è sottoposta la Particella è determinabile conoscendo il Campo di Velocità del Fluido. 
Essa sarà data dalla Derivata Totale di questo Campo rispetto al Tempo ed il risultato sarà un altro Campo Vettoriale 
$$ \frac{d}{dt} \mathbf{u} (\mathbf{x}, t) $$ 

Applicando la Chain Rule si passa alle Derivate Parziali ottenendo 
$$ \frac{d}{dt} \mathbf{u} (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \mathbf{u}}{\partial t} + \mathbf{u} \cdot \nabla \mathbf{u} $$ 


Osservazione 
Calcolo Accelerazione con Chain Rule

Da notare che
\begin{align}

& \frac{d}{dt} \mathbf{u} (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \mathbf{u} (\mathbf{x}, t)}{\partial t} + \sum_{i=1}^{3} \frac{\partial \mathbf{u} (\mathbf{x}, t)}{\partial \mathbf{x_{i}}} \frac{\partial \mathbf{x_{i}}}{\partial t} \nonumber \\

& \frac{d}{dt} \mathbf{u} (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \mathbf{u} (\mathbf{x}, t)}{\partial t} + \sum_{i=1}^{3} \frac{\partial \mathbf{u} (\mathbf{x}, t)}{\partial \mathbf{x_{i}}} \mathbf{u_{i}}\nonumber \\

& \frac{d}{dt} \mathbf{u} (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \mathbf{u} (\mathbf{x}, t)}{\partial t} + (\mathbf{u} \cdot \nabla)  \mathbf{u}  \nonumber

\end{align}

Ricordando che $ \mathbf{u} \cdot \nabla $ è un Operatore Differenziale ottenuta svolgendo il Prodotto Scalare tra il Campo Vettoriale e l'Operatore Differenziale $ \nabla $ nello Spazio Euclideo Tridimensionale
$$ \mathbf{u} \cdot \nabla = \sum_{i=1}^{3} u_{i} \frac{\partial}{\partial x_{i}} $$

che agisce su $ \mathbf{u} $ Campo di Velocità appunto



Si osserva quindi che l'accelerazione è data dalla somma di 2 componenti

  • la componente $ \frac{\partial \mathbf{u}}{\partial t} $ che deriva dalla Variazione Locale nel Tempo del Campo di Velocità del Fluido
  • la componente $ (\mathbf{u} \cdot \nabla) \mathbf{u} $ dovuta allo spostamento della Particella in questione all'interno del Campo di Velocità, il quale presenta valori locali diversi appunto 


Variazione di Densità 

Considerando il Campo Scalare di Densità $ \rho(\mathbf{x}, t) $ si otterrà una Derivata Totale dello stesso rispetto al Tempo in modo analogo al caso precedente ovvero 

$$ \frac{d}{dt} \rho(\mathbf{x}, t) = \frac{\partial}{\partial t} \rho(\mathbf{x}, t) + (\mathbf{u} \cdot \nabla) \rho(\mathbf{x}, t) $$ 


Osservazione 
Calcolo Variazione di Densità con Chain Rule

Da notare che
\begin{align}

& \frac{d}{dt} \rho (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \rho (\mathbf{x}, t)}{\partial t} + \sum_{i=1}^{3} \frac{\partial \rho (\mathbf{x}, t)}{\partial \mathbf{x_{i}}} \frac{\partial \mathbf{x_{i}}}{\partial t} \nonumber \\

& \frac{d}{dt} \rho (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \rho (\mathbf{x}, t)}{\partial t} + \sum_{i=1}^{3} \frac{\partial \rho (\mathbf{x}, t)}{\partial \mathbf{x_{i}}} \mathbf{u_{i}}\nonumber \\

& \frac{d}{dt} \rho (\mathbf{x}, t) = \frac{\partial \rho (\mathbf{x}, t)}{\partial t} + (\mathbf{u} \cdot \nabla)  \rho  \nonumber

\end{align}

Ricordando che $ \mathbf{u} \cdot \nabla $ è l'Operatore Differenziale già definito in precedenza per il calcolo dell'accelerazione, ottenuto svolgendo il Prodotto Scalare tra il Campo Vettoriale e l'Operatore Differenziale $ \nabla $ nello Spazio Euclideo Tridimensionale
$$ \mathbf{u} \cdot \nabla = \sum_{i=1}^{3} u_{i} \frac{\partial}{\partial x_{i}} $$

che agisce su $ \rho $ Campo di Densità appunto





Appunto








Derivata Direzionale


Definizione 

Consideriamo uno Spazio Euclideo n-Dimensionale. 
All'interno di questo Spazio, sarà possibile individuare una Retta conoscendo 
  • un Punto $ p \in \mathbb{R}^{n} $ di passaggio 
  • il Vettore Direzione $ A \in \mathbb{R}^{n} $ della stessa 

La Equazione Parametrica della Retta in questione sarà quindi 
$$ p(t) = p + A t \qquad t \in \mathbb{R} $$ 

Considerando quindi la Base Canonica dello Spazio in questione, le equazioni relative alle Singole Componenti sono 
$$ p = (p_{1} + A_{1}t, ..., p_{n} + A_{n}t) $$ 

Consideriamo quindi un Campo Scalare  

\begin{align}
& f: \mathbb{R}^{n} \rightarrow \mathbb{R} \text{ t. c. } \nonumber \\
& f \text{ is } C^{\infty} \qquad \forall q \in U(p) \text{ Intorno di } p \in \mathbb{R}^{n} \nonumber
\end{align}

rappresentato da una Funzione che sia di tipo $ C^{\infty} $ nell'intorno di ogni punto $ p $ del suo Dominio

Sarà allora possibile definire il concetto di Derivata Direzionale utilizzando il classico concetto di rapporto incrementale ovvero
$$ D_{A}\biggr\rvert_{p} f = \frac{d}{dt} \biggr\rvert_{t=0} f(p(t)) = \lim_{t \rightarrow 0} \frac{f(p(t)) - f(p(0))}{t} $$

Si è quindi definito anche l'Operatore $ D_{A} \biggr\rvert_{p} $ di Derivata Direzionale che agisce lungo la Direzione $ A $ nell'intorno del Punto $ p $ e ritorna uno Scalare che rappresenta una Misura dell'Incremento del Campo lungo la Direzione richiesta appunto.





lunedì 4 novembre 2013

Manifold Topologico


Definizione di Manifold Topologico 

Dato uno Spazio Topologico (ovvero uno Spazio sul quale sia stata definita una Topologia e quindi siano stati definiti con chiarezza gli Aperti ed i Chiusi) definiamo le seguenti proprietà

Second Countable 

Definizione
Uno Spazio Topologico $ T $ si dice Second Countable se la sua Topologia ammette una Base Numerabile. 
Questo significa che esiste una Collezione di Aperti di $ T $ così definita 
$$ U = \left \{ U_{i} \right \}_{i=1}^{\infty} $$ 

tale che $ \forall V \subset T $ Aperto sia esprimibile come Unione di Elementi della Collezione $ U $ ovvero 
$$ V = \bigcup_{i=1}^{k}U'_{i} \qquad U' \subset U $$


Proprietà

Ereditarietà
Ogni Sottospazio di uno Spazio Second Countable è anch'esso Second Countable.


Hausdorff Space 

Uno Spazio Topologico $ T $ si dice Spazio di Hausdorff ovvero Spazio Separato
ovvero Spazio $ T_2 $ se 

Dati 2 punti distinti in questo spazio, esistono intorni di questi che non hanno elementi in comune 

Indicando con $ U(p) \subset T $ l'intorno di un punto $ p \in T $ 
(Concetto ben definito dato che $ T $ è uno Spazio Topologico) 

possiamo dire che 

$$ \forall p,q \in T, \exists U(p), U(q) \subset T \qquad \text{t. c.} \qquad U(p) \cap U(q) = \emptyset  $$ 

Proprietà

Ereditarietà
Ogni Sottospazio di uno Spazio di Hausdorff è anch'esso uno Spazio di Hausdorff. 

Localmente $ \mathbb{R}^{n} $ 

Uno Spazio Topologico $ T $ si dice Localmente $ \mathbb{R}^{n} $ se 
dato ogni suo punto è possibile costruire un omeomorfismo tra l'intorno di tale punto ed un Aperto di $ \mathbb{R}^{n} $ 

Ovvero se 
$$ \forall p \in T, \exists \phi : U(p) \rightarrow \mathbb{R}^{n} \text{ Omeomorfismo } $$ 


Manifold Topologico 

Uno Spazio Topologico $ T $ che sia 
  • Second Countable 
  • Hausdorff Space 
  • Localmente $ \mathbb{R}^{n} $ 

viene chiamato Manifold Topologico appunto


Esempi 

Generico Sottospazio di $ \mathbb{R}^{n} $ 

Consideriamo un generico $ U \subset \mathbb{R}^{n} $ e verifichiamo che esso è un Manifold Topologico. 

Anzitutto osserviamo che, dato che $ \mathbb{R}^{n} $ è Second Countable e di Hausdorff anche $ U $ avrà queste proprietà per via della ereditarietà delle stesse. 

Rimane quindi da costruire il $ \forall p \in U, \phi : U(p) \rightarrow \mathbb{R}^{n} $ ma dato che
$ U $ è un sottospazio di $ \mathbb{R}^{n} $ banalmente esso sarà Localmente $ \mathbb{R}^{n} $ e quindi il Mapping in questione può essere la Identità (Mapping che manda ogni Elemento in se stesso) 


Osservazione 
Non Necessità di Omeomorfismo Globale

Da notare che la Definizione di Manifold Topologico non richiede che il $ T $ Spazio Topologico sia globalmente omeomorfo a $ \mathbb{R}^{n} $ ma solo localmente.

Consideriamo un Rettangolo nello Spazio Euclideo $ E^2 $ che facciamo corrispondere a $ \mathbb{R}^2 $

Descriviamo analiticamente il Rettangolo in questione con le Disequazioni

\begin{align}
& 0 \le x \le a \nonumber \\
& 0 \le y \le b \nonumber
\end{align}

Questo Sottoinsieme di $ \mathbb{R}^{2} $ è compatto e quindi non è omeomorfo a $ \mathbb{R}^{2} $ (ricordiamo che Omeomorfismo preserva le Proprietà Topologiche come la Compattezza appunto) ma ogni intorno di ogni generico punto al suo intorno è omeomorfo a $ \mathbb{R}^{2} $ usando semplicemente il Mapping Identitario (quello che mappa ogni punto in se stesso)
Le altre proprietà richieste per essere un Manifold Topologico sono come al solito ereditate appunto



mercoledì 23 ottobre 2013

Kernel Learning Algo on Graph - Jensen Shannon Divergence


Definizione 

Con Matrice Densità si intende una Matrice relativa ad un Sistema Quantistico che rappresenta il contributo normalizzato che ogni Autostato del Sistema in questione, da allo Stato Misto istantaneo considerato.
Analogamente la Matrice Densità può essere considerata come una sorta di PDF (Probability Density Function) relativa alla Probabilità che, effettuando una misura istantanea, il Sistema cada in uno dei suoi Autostati. 

$$ \rho = \sum_{i=1}^{N} p_{i} | \psi_i(t)  \rangle \langle \psi_i(t) | $$

Si tratta quindi di una Matrice $ n \times n $ strutturata nel seguente modo 
  • sulla Diagonale Principale stanno Valori relativi al peso di ogni Singolo Autostato nella Mistura attuale
  • al di fuori della Diagonale Principale ci sono solo zero, perchè gli Austostati sono tutti Ortogonali tra loro 


Osservazione 

Singolo Autostato
Allo stesso modo è possibile definire la Matrice Densità relativamente al Singolo Autostato

$$ \rho_{i} = p_{i}  | \psi_{i}(t)  \rangle \langle \psi_{i}(t) |  $$

Data l’Ortogonalità degli Autostati, sappiamo che la Matrice $ | \psi_{i}(t) \rangle \langle \psi_{i}(t) |  $ è una Matrice Quadrata $ n \times n $ che vale ovunque zero tranne che nella posizione (i,i) in cui vale uno

Quindi la Matrice Densità risulta definito anche come
$$ \rho = \sum_{i=1}^{N} p_{i} \rho_{i} $$



Evoluzione Temporale
Si noterà che la Matrice Densità così presentata è un valore che dipende dal tempo.

Noto il suo valore per un determinato Stato, sarà possibile calcolare quello in un qualsiasi istante applicando l’Operatore Evoluzione Temporale precedentemente calcolato e quindi il valore di questo Operatore in un generico istante $ \rho(t) =  | \psi(t)  \rangle \langle  \psi(t) |  $


si può calcolare conoscendo quello in un dato istante $ \rho(0) = | \psi(0) \rangle \langle \psi(0) | $

applicando l'Operatore Evoluzione Temporale




Dalla Matrice Densità si può determinare la Informazione contenuta nel Sistema per misurare la quale si può utilizzare una Misura di Entropia (nel senso della Teoria dell’Informazione)

La prima misura di questo tipo, definita per Sistema Quantistici, è la Von Neumann Entropy

che ha una formulazione simile alla Shannon Entropy 

$$ H_{N} = - \text{Tr} \left ( \rho \ln \rho \right ) $$


Tutta la Informazione necessaria a definire la Von Neumann Entropy per la Matrice Densità si trova negli Autovalori della Matrice stessa 

$$ H_{N} = - \sum_{i=1}^{n} \lambda_{i} \ln (\lambda_{i}) $$

A questo punto è possibile introdurre una Misura di Distanza tra Sistemi Quantistici basata sulla Informazione contenuta in essi e quindi sulla loro Von Neumann Entropy

Una di queste Misure di Distanza è la Jensen Shannon Divergence la quale è così definita 

$$ D_{JS}(\rho, \sigma) = H_{N}\left ( \frac{\rho + \sigma}{2} \right ) - \frac{1}{2} H_{N}(\rho) - \frac{1}{2} H_{N}(\sigma) $$

In cui $ \rho $ e $ \sigma $ sono gli Operatori Densità di 2 diversi Sistemi Quantistici



Proprietà Matematiche di questa Misura

Si può dimostrare che questa Quantità rispetta tutte le Proprietà che deve avere una Misura


Appunto

lunedì 21 ottobre 2013

Introduzione alle LENR - Stima dell'Eta del Sole da parte di Helmholtz


Introduzione 

Nel 1850 Helmholtz fu uno dei primi ad occuparsi del bilancio energetico delle Stelle al fine di stimare l'età delle stesse. 


Modello utilizzato 

Il Modello utilizzato allora si basava esclusivamente sulla Gravità di Newton. 
Si consideri una Proto-Stella della quale si voglia studiare Bilancio Energetico basandosi unicamente
su due concetti  
  • la stima della Energia Potenziale di una Unità di Massa che viene catturata dalla Forza Gravitazionale della Proto-Stella e si venga quindi a trovare sulla superficie della stessa
  • il Teorema del Viriale in ambito Astrofisico, al fine di determinare il contributo quantitativo dato alle altre Forme di Energia da questa Energia Potenziale 


Osservazione 
Teorema del Viriale in Astrofisica
In ambito Astrofisico vale il Teorema del Viriale per strutture di particelle Autogravitanti.

$$ 2T + U = \frac{d^2I}{dt^2} $$

Con

  • $ U $ Energia Potenziale Gravitazionale 
  • $ T $ Energia Termica data dall'agitazione cinetica delle particelle $ T = \sum_{i=1}^{n} \frac{1}{2} m_{i} v_{i}^2 $ 
  • $ I $ Momento di Inerzia 


In condizioni di equilibrio abbiamo che
$$ \frac{d^2 I}{dt^2} = 0 $$

e quindi dal Teorema del Viriale si arriva

$$ 2T + U = 0 $$

Per cui

$$ T = - \frac{1}{2} U $$

Quindi si può concludere che
la metà dell'Energia Potenziale Gravitazionale contribuisce all'Energia Cinetica delle Particelle, l'altra metà viene irradiata.




Indichiamo quindi
  • $ m $ Unità di Massa 
  • $ M_{PS}(t) $ Massa della Protostella al tempo $ t $
  • $ R_{PS}(t) $ Raggio della Protostella al tempo $ t $

Le grandezze in questione dipendono dal tempo dato che la Protostella sta attraversando un percorso di accrescimento dovuto al meccanismo di cattura gravitazionale, che quindi fa evolvere sia la sua Massa che il suo Raggio


Calcoliamo la Energia Potenziale Gravitazionale di questa Massa catturata, utilizzando la Forza Gravitazionale a cui essa è sottoposta 

\begin{align}
& F_{Grav}(t) = G \frac{M_{PS}(t) m}{R_{PS}^2(t)} \nonumber \\
& \Delta E(t) = - F_{Grav}(t) R_{Sun} = - G \frac{M_{PS}(t) m}{R_{PS}(t)} \nonumber \\
& \frac{\Delta E(t)}{m} = - G \frac{M_{PS}(t)}{R_{PS}(t)} \nonumber
\end{align}

Considerando il Sole, si riesce ad ottenere una stima abbastanza affidabile della Radiazione ovvero 
$ F = 1.96 \frac{\text{erg}}{\text{gm sec}} $

Stimando approssimativamente l’Energia Totale del Sole in questo modo e considerando costante 
il Rating della Radiazione nel tempo (compiendo così una grande approssimazione) si ottiene che il Sole avrebbe dovuto esaurire la sua capacità di radiazione dopo soli 30 Milioni di Anni (ovviamente non è importante il valore assoluto determinato ma solo l’Ordine di Grandezza) 
il che è contraddetto dalla presenza di diversi elementi nel Sistema Solare con una età di molto superiore, dell'ordine di Miliardi di Anni. 






domenica 20 ottobre 2013

Kernel Learning Algo on Graph - Quantum Walker


Definizione 

Descrizione 

Un Quantum Walker è l'analogo Quantomeccanico di un Random Walker.

Consideriamo ora il caso di un Discrete Quantum Walker.

Utilizzeremo questo elemento per definire cosa si intende per Passeggiata Quantomeccanica su un Grafo. 

Si immagini un Grafo $ G(V, E) $ in cui ad ogni Vertice corrisponde un Possibile Stato di un generico Sistema Quantomeccanico.

La possibilità di una Transizione Diretta da uno Stato $ v_{i} $ ad uno stato $ v_{j} $ con $ v_{i}, v_{j} \in V $ è descritta dalla $ A $ Matrice di Transizione, in cui un generico elemento è definito nel seguente modo

$$ a_{i,j} = \left\{\begin{matrix}
1 & \text{Se Transizione Diretta Possibile} \\
0 & \text{Altrimenti}
\end{matrix}\right.
$$



Rappresentiamo quindi l'evoluzione temporale del Sistema come la Passeggiata di un Camminatore sul Grafo degli Stati possibili.

Nel caso di un Random Walk le Transizione tra un Nodo e l'altro sono regolate da una Matrice di Transizione di tipo Stocastico mentre
nel caso del Quantum Walk la Matrice di Transizione è di tipo Deterministico.

Questa Quantum Walk Transition Matrix è una Matrice Complessa Unaria ovvero
una Matrice che moltiplicata per la sua Auto-Aggiunta (Matrice Trasposta, i cui elementi sono Complessi Coniugati) fornisce la Matrice Identità

Il Cammino inizia da uno Stato qualsiasi $ u_0 \in V $ sul Grafo e poi evolve nel tempo
e quindi all'istante $ t $ esso sarà dato da una Combinazione Lineare di tutti Vertici del Grafo,
in cui il Coefficiente relativo all’i-esimo Stato indica (attraverso un’operazione di Modulo Quadro) la Probabilità che il Sistema si trovi in quello Stato

$ \left | \psi(t) \right \rangle = \sum_{u \in V} \alpha_{u}(t) \left | u \right \rangle $

Ovviamente all’istante iniziale avremo che

$$ \alpha_{u}(0) = \left\{\begin{matrix}
1 & u = u_0 \\
0 & u \neq u_0
\end{matrix}\right.
$$

Defiamo quindi un Processo Stocastico $ X(t) $ la cui Realizzazione al Tempo $ t $ sia una Variabile Aleatoria che rappresenta la Probabilità che il Quantum Walker si trovi in un determinato Vertice in quell’istante

Conformemente all’Interpretazione Probabilistica della Funzione d’Onda del Quantum Walker da parte della Meccanica Quantistica, tale probabilità sarà data da 
$ P\left ( \left \{ X(t) = u \right \} \right ) = \alpha_{u}(t)^{*} \alpha_{u}(t) = \left | \alpha_{u}(t) \right | $

Naturalmente Coefficienti sono tali da essere Normalizzati e quindi 
$$ \sum_{u \in V} \left | \alpha_{u}(t) \right | = 1 $$ 


Osservazione 
Differenza tra Moto Stocastico e Moto Quantistico

Si sarà notato che, come per il Moto del Random Walk, anche nel caso del Quantum Walk la Posizione del Quantum Walker è rappresentata da una Processo Stocastico ma la ragione per cui questo è ovviene completamente diversa.

Nel caso del Random Walk la Dinamica del Camminatore è intrinsecamente stocastica e questo viene reso dal fatto che la Matrice di Transizione è proprio Stocastica.

Nel caso del Quantum Walk la Dinamica del Camminatore è determinata da una Transition Matrix di tipo Deterministico.

Essa svolge il ruolo di Hamiltoniana da inserire nella Equazione di Schroedinger che è l’Equazione Fondamentale che determina l'Evoluzione Temporale di un Sistema Quantistico.

Questa Equazione è comunque deterministica.

La Aleatorietà relativa alla Posizione della Particella in un dato istante deriva direttamente dai Postulati della Meccanica Quantistica ed è di natura diversa da quella del Moto Stocastico.

In un moto Stocastico Classico, ad ogni Transizione la Particella evolve in uno solo dei Possibili Stati scegliendo a caso conformemente alla Distribuzione di Probabilità espressa dalla Matrice di Transizione.

In un moto Quantomeccanico, ad ogni Transizione la Funzione d'Onda del Camminatore evolve in tutti gli Stati Possibili, sarà poi l'atto di una eventuale misura che farà collassare il Sistema in una delle sue Autofunzioni.

Una conseguenza di questo tipo di Dinamiche è che
il Moto Stocastico Classico non è Reversibile mentre il Moto Quantomeccanico è Reversibile.


La Dinamica del Quantum Walker è determinata dalla Equazione di Schroedinger utilizzando la $ A $ Matrice di Adiacenza come Hamiltoniana e quindi 
$$ \frac{d}{dt} \left | \psi(t) \right \rangle = - i A \left | \psi(t) \right \rangle $$

Questa è di fatto una ODE la cui Soluzione risulta immediata 
$$ \left | \psi(t) \right \rangle = \exp\left ( - i A t \right ) \left | \psi(t_{0}) \right \rangle $$


Effettuando quindi una Decomposizione Spettrale della Matrice troviamo che 
$$ A = \Phi \Lambda \Phi^{T} $$

Con

  • $ \Phi $ Matrice le cui colonne sono gli $ n $ Autovettori di $ A $ 
  • $ \Lambda $ Matrice Diagonale i cui elementi sono gli $ n $ Autovaloti di $ A $ 



e quindi

$$ \exp(-i A t) = \Phi \exp(- i \Lambda t) \Phi^{T} $$

e quindi la Soluzione di cui sopra risulta 
$$ \left | \psi(t) \right \rangle = \Phi \exp\left ( - i \Lambda t \right ) \Phi^{T} \left | \psi(t_{0}) \right \rangle $$




sabato 19 ottobre 2013

Kernel Learning Algo on Graph


Definizione 

Molte Tecniche di Pattern Recognition richiedono di avere Dati da cui effettuare Learning rappresentati in uno Spazio Vettoriale Metrico ovvero
uno Spazio Vettoriale sul quale sia stata definita una nozione di Distanza, da intendersi come Misura di Similarità appunto

In molti casi reali invece risulta molto più comodo strutturare Dati in un Grafo per via della loro stessa natura (dati parziali, connessi tra loro in modo topologicamente non banale, ...) e quindi non è semplice passare
ad una Rappresentazione in uno Spazio Vettoriale, al fine di usare gli Algoritmi di Learnig già sviluppati.


Strategia1 : Mapping da Grafo a Vectorial Space

Cercando una Trasformazione per passare da Grafo a Spazio Vettoriale possiamo
riscontrare subito 2 problemi 

1) Vettori (gli Elementi dello Spazio Vettoriale) hanno un Ordine intrinseco mentre Grafi no 
Si rende quindi necessario stabilire una Regola per realizzare esplicitamente questo Mapping 
ma essa andrà fissata in modo capestro e quindi non avrà carattere di generalità 


2) Anche fissando la sopra citata Regola per Mapping c’è la possibilità che Vettori generati da Grafi diversi abbiano lunghezze diverse 

Questi sono problemi intrinseci di questo approccio, per cui vale la pena considerare una diversa strada 


Strategia2: Generalizzazione di Algoritmi al Mondo dei Grafi 

Un’altra Strategia, più interessante, può essere quella di Generalizzare le Tecniche sviluppate per Spazi Vettoriali allo Spazio dei Grafi 
Questo tipo di approccio richiede però anzitutto una adeguata riformulazione teorica dei concetti precedentemente utilizzati solo nell'ambito degli Spazi Vettoriali, a quello dei Grafi. 

Ci si riferisce anzitutto alla Kernel Theory e quindi ai Kernel Methods che sono alla base di Applicazioni ad oggi molto diffuse come le SVM.



Kernel Theory 

Per quanto riguarda la Kernel Theory nello Spazio Vettoriale: immaginiamo di avere Dati rappresentati da una Nuvola di Punti in uno Spazio Euclideo N Dimensionale che indicheremo con $ X $ chiamandolo Data Space.

In merito a problemi di Classificazione, le Tecniche di Supervised Learning Iniziali puntavano a Partizionare il Data Space in base alle indicazioni del Training Set ottenendo così alla fine del Processo una Partizione, ovvero una suddivisione in Volumi, in cui ognuno di essi fosse associato ad una specifica Classe.

Fino a quando la Compartimentazione del Data Space avveniva in modo lineare, il problema della classificazione era abbastanza facile in quanto poteva essere reso come un Problema di Ottimizzazione basato sul calcolo di un Prodotto Scalare. 


Osservazione 
Classificazione Lineare
Dato un determinato Training Set, l'obiettivo è trovare l'equazione di un Iperpiano che soddisfi un determinato criterio di ottimalità, tra tutti gli Iperpiani che
dividono il Data Space in 2 parti, una delle quali contenente tutti e soli gli Elementi del Training Set appartenenti ad una determinata classe

Ipotizzando di trovarci in $ \mathbb{R}^{n} $ con la classica definizione di Prodotto Scalare (si tratta quindi di uno Spazio Euclideo sul quale il Prodotto Scalare induce la Norma-2 e la classica Misura di Distanza) dobbiamo trovare anzitutto l'Insieme $ W = \left \{ \vec w_{i} \right \}_{i=1,...,m} $ dei Vettori $ \vec w_{i} $ che individuano un piano che separa nettamente gli Elementi di una Classe da tutti gli altri.

Questa condizione viene resa utilizzando il Concetto di Prodotto Scalare dato che

  • tutti gli Elementi del Training Set appartenenti alla Classe C staranno da un lato del piano e quindi
    $ \vec w \cdot \vec x_{i} > 0 $ con $ \forall i : \vec x_{i} \in C $ con C Classe
  • tutti gli altri Elementi del Training Set non appartenenti alla Classe C stanno dall'altra parte del piano e quindi
    $ \vec w \cdot \vec x_{i} < 0 $ con $ \forall i : \vec x_{i} \not \in C $ con C Classe 
Nel caso in cui $ \vec w \cdot \vec x_{i} = 0 $ gli elementi in questione stanno esattamente sul piano separatore 

Naturalmente il segno assoluto (positivo o negativo) del Prodotto Scalare non ha importanza, 
l'importante è che tutti e soli gli Elementi del Training Set appartenenti alla Classe C abbiano lo stesso segno, qualunque esso sia. 



Naturalmente la Classificazione non Lineare è decisamente più complessa. 


La SVM può aiutare nella Soluzione di questo problema dato che 
un Kernel appositamente definito può permettere di mappare il Data Space in uno Spazio a più elevata Dimensionalità, che chiameremo SVM Space, in cui la Classificazione può avvenire in modo Lineare 


La complessità viene quindi spostata sulla Definizione del Kernel che riesca a mappare uno specifico Training Set in uno Spazio in cui la classificazione sia semplice ovvero Lineare

Tenicamente un Kernel Semidefinito Positivo è una operazione tipo Prodotto Scalare ovvero tale per cui 
\begin{align}
& k : X \times X \rightarrow \mathbb{R} \nonumber \\
& k(x,y) \ge 0 \quad \forall x,y \in X \nonumber \\
& k(x,y) = 0 \Leftrightarrow x = y \nonumber
\end{align}

La Definizione di un Kernel Semidefinito Positivo implica l’esistenza di un Mapping del tipo 
$$ \phi : X \rightarrow H $$

con $ H $ Spazio di Hilbert
tale per cui il risultato dell’operazione di Kernel è proprio uguale al Prodotto Scalare in quello Spazio di Hilber ovvero
$ k(x,y) = (\phi(x), \phi(y)) \quad \forall x,y \in X $

Il Calcolo del Kernel permette quindi di effettuare 2 Operazioni in 1 ovvero 
  • Mapping dal Data Space al Hilber Space 
  • Calcolo del Prodotto Scalare in Hilber Space 

L’idea è quindi quella di riuscire a definire Kernel che agiscano nello Spazio dei Grafi anzichè solo in Spazi Vettoriali